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Dagherrotipi post mortem

Aggiornamento: 6 mag 2023

Una pratica del 1800 che ti farò conoscere da un punto di vista empatico.


Brano suggerito per la lettura: 🎧


Questa è una storia dal background a dir poco affascinante e mistico, alla quale bisogna prestare la giusta concentrazione poiché la prima impressione (quella che spesso conta) potrebbe erroneamente avvolgerti in una sensazione di macabra assenza di empatia.


Ti introdurrò ad una parte mistica del nostro recente passato, ci immergeremo insieme nell'epoca Vittoriana dove non era inusuale trovare dei fotografi specializzati nel realizzare ritratti di famiglia anche con soggetti morti, truccati e posizionati in modo tale da sembrare "vivi tra i vivi". Il mio intento è quello di farti vedere il tutto da un punto di vista emozionale, al fine di comprendere e accettare questa strana pratica dei dagherrotipi post mortem.


Sconsiglio la visione dei contenuti di questo articolo e il relativo video a chi è particolarmente suscettibile, in special modo ai più piccini, questo perché mostro delle foto fatte a persone defunte...


Immagina di avere i natali nel 1800, ti sposi nel 1819 ma la felicità ti concede solo una piccola manciata di anni, il prematuro sonno eterno della tua anima eterna ti abbandona in una silenziosa solitudine a soli 24 anni.


Durante il tuo 26esimo compleanno ti rendi conto di non riuscire più a ricordare i tratti somatici di chi muoveva ogni singolo passo verso il futuro insieme a te. I ricordi che imbrigliavano le vostre anime svaniscono rapidi, mentre il dolore persistente fa sì che nella tua mente restino solo vaghe reminiscenze.


Sempre nello stesso giorno del tuo ventiseiesimo compleanno, da qualche parte nel mondo un tal Joseph Nicéphore Niépce insieme a suo figlio, sta producendo quella che secoli dopo verrà ricordata come "la prima fotografia della storia"


ma nel tuo tempo che ti tiene in ostaggio la voce arriva soltanto anni dopo, intorno al 1840 quando vieni a conoscenza di una fantastica e quasi apparentemente magica scatola di legno in grado di fermare il tempo. Si tratta del dagherrotipo, la prima forma di fotografia.


Nei tuoi occhi improvvisamente appare una debole luce e nella tua coscienza si forma la speranza anni prima sottratta, la possibilità che non hai avuto; rendere un viso eterno.


la prima donna ad essere stata fotografata, Dorothy Catherine Draper
Dorothy Catherine Draper - La prima donna ad essere fotografata 1840

Mentre i pittori iniziano a preoccuparsi immaginando un calo delle commissioni, specialmente per i ritratti, il dolore dovuto alla prematura scomparsa della vostra anima gemella vi spinge a studiare, comprare, costruite ed assemblate tutto il necessario per produrre le "nonne" delle fotografie; i dagherrotipi.




Creare una di queste "fotografie" non è impresa semplice, oltre alla preparazione fisica del materiale utile a immortalare il tempo, per ottenere un ritratto con il dagherrotipo è necessario esporre il soggetto per almeno 10/15 minuti.

Restare fermi per un lasso di tempo simile è praticamente impossibile, ma con l'esperienza e la perseveranza tutto si forma, come questo supporto per aiutare le persone ritratte a rimanere ferme;





Dunque, ti sei munito di tutto il necessario per diventare uno dei primi fotografi della storia e il tuo percorso procede molto bene, ti commissionano anche diversi ritratti negli ambienti "in" e tutto questo senza un social media manager.



Ad un certo punto si palesa una nuova opportunità, presso la tua bottega "dagherrotifotografica" entra una donna di nero vestita che, con un fil di voce ti chiede di realizzare un dagherrotipo, e non uno qualunque, chiede il primo e ultimo dagherrotipo di suo marito ormai defunto.

La richiesta ti gela il sangue, ti inquieta e fa rabbrividire, la committente dice di non avere nessun ritratto del marito e che vorrebbe mostrare un domani al figlio che porta in grembo, il volto del padre.


Memore della tua esperienza, e avendo già parte degli strumenti utili a tenere in posa un corpo, accetti il lavoro come una missione e diventi in breve la figura che immortala la vita e la morte.




 

Ora che sei nella mood emozionale giusta, ti mostro alcuni dagherrotipi scattati a persone defunte, truccate e posizionate in modo tale da sembrare vive, ancora lì, per un ultimo ed eterno istante, vicino ai loro cari.



Può sembrare una pratica macabra, ma cerca di immergerti in quell'epoca dove per la maggior parte delle persone era praticamente impossibile commissionare ad un pittore un ritratto di famiglia e i dagherrotipi erano stati inventati da poco. Spesso l'unico modo per ricordare il volto di una persona cara ormai scomparsa, era quello di realizzare un dagherrotipo post mortem.


Curiosità: non tutte le immagini identificate per dagherrotipi post mortem sono tali, come ho accennato nel breve racconto i tempi di esposizione erano davvero lunghi e spesso anche i vivi, così come i defunti, venivano fotografati seduti o adagiati con qualche supporto per evitare che si muovessero rovinando il faticoso lavoro, come mostrato nella prima foto.




Questo è il video che ho dedicato all'argomento;



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Valerio Errani

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